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Strategie per lo sviluppo di carriera 

Quale pezzo sei?

QUALE PEZZO SEI?
METAFORE EURISTICHE
Tra gli strumenti utilizzabili per stimolare la persona a "rileggersi", la metafora resta uno dei più affascinanti e per molti versi innovativi. Essa ha una chiara funzione proiettiva ma non "rinchiude" all'interno di un'immagine, poiché i tratti che evoca "suggeriscono" piuttosto che indicare. L'elemento metaforico consente alla persona di misurarsi con qualcosa che è allo stesso tempo simile e differente da lui, oppure dalla situazione che sta vivendo, ed è proprio da questo confronto intuitivo che può nascere la motivazione a iniziarne uno più razionale e sistematico, funzionalmente orientato al cambiamento.
Il gioco degli scacchi, in tale contesto, rappresenta un'opportunità unica sia per i valori simbolici cui è collegato, sia per il potenziale suggestivo insito in ogni suo elemento. I vari pezzi, così come le tattiche e le strategie, presentano caratteristiche peculiari che rispettano archetipi diffusi nella nostra società a qualnque livello, dal lavoro alla vita quotidiana: dal comportamento reale alle caratteristiche percepite, molto di ciò che siamo o facciamo può essere colto o chiarito grazie alle metafore scacchistiche. Seguono alcuni esempi.

IL RE
Il Re è il pezzo più importante sulla scacchiera ma anche uno dei più fragili.
È il custode della mission che caratterizza il gioco ed è immortale, cioè non può essere eliminato. Può invece finire in gabbia e trovarsi senza vie d’uscita, a causa dei pezzi nemici come di quelli amici. I suoi movimenti sono lenti e il suo raggio d’azione limitato, ogni volta che prova a fare qualcosa c’è chi lo aspetta al varco.
Nelle aziende si trovano spesso manager che occupano posizioni di spicco, pur avendo margini operativi e decisionali ridottissimi. Sono figure rivestite di grande responsabilità verso una struttura che deputa ad altri il core business dell’azienda, chiedendo loro di delegare il più possibile. A volte percepiscono come un peso dover valutare i collaboratori, poiché il sistema li pone in posizione più autoritaria che autorevole.
Il Re è perno di un gioco in cui tutti si divertono, tranne lui
 
LA REGINA
La regina è il pezzo più forte sulla scacchiera ma non il più importante.
Riunisce ed amplifica le competenze della torre e dell’alfiere. È affascinante, letale e ha un impatto dirompente sulle tattiche di gioco. La sua presenza infonde sicurezza e si è disposti a tutto pur di non perderla, anche a sacrifici estremi. Apparentemente è inarrestabile, perciò si è tentati di buttarla subito all’attacco puntando tutto su di lei; oppure, all’opposto, di tenerla ben chiusa nelle retrovie in attesa del momento giusto. Un momento che non arriva mai...
Certamente è bello essere la Regina, percepirsi ed essere riconosciuti come tali. Capita anche, tuttavia, che le persone più competenti e brillanti all’interno di un’azienda si sentano “mandate allo sbaraglio” senza un progetto preciso, investite di ogni genere di responsabilità come “salvatori della patria”. Allo stesso modo, a volte si trovano in un contesto che non riesce a stare al passo, impedendo loro di esprimere tutta la forza e competenza che li caratterizza.
La Regina vuole fare la Regina, anche a costo di cambiare gioco.
 
IL PEDONE
Il pedone è un pezzo debole ma dalle potenzialità nascoste.
Si tratta della classica pedina usata per supportare l’azione dei pezzi più forti. Nessuno bada a lui anche se determina l’ossatura del gioco, lo zoccolo duro che presidia gli spazi e fornisce protezione fino all’estremo sacrificio. Se condotto alla fine della scacchiera può trasformarsi in qualunque pezzo, Regina compresa, tuttavia è così lento che pochi giocatori impostano la loro strategia su questa possibilità.
Essere pedone significa essere convinti di poter andare oltre la gestione delle urgenze e delle grane scaricate da altri. Significa non sentir riconosciuta l’essenzialità del proprio contributo, fondamentale affinché i colleghi si dedichino ad attività più “nobili” e appaganti. E non da ultimo, significa rassegnarsi all’idea che l’azienda non modificherà la propria strategia per trasformarci in un pezzo di valore, destinandoci a tirare la carretta.
Il pedone deve crederci, però anche darsi una bella mossa

IL CAVALLO
Il cavallo è un pezzo jolly ma non va mai diritto
 Solo il cavallo è in grado di saltare oltre gli altri pezzi e procedere lungo una traiettoria angolare, unica nel suo genere. La sua flessibilità lo rende adatto sia all’attacco che alla difesa, fornendo un contributo fondamentale alle tattiche più elaborate. Generalmente non è lui, tuttavia, a sferrare il colpo decisivo.
Essere cavallo significa affrontare la propria attività come problem solver a 360 gradi, affrontando le questioni da prospettive originali che generano percorsi innovativi e di qualità. Le competenze trasversali sono il suo pezzo forte, mentre manca una vera e propria competenza “hard” che li caratterizzi. Proprio nella mancanza di “specialismo” risiede il loro limite, anche perché non tutte le aziende valorizzano la creatività e il pensiero laterale.
Il cavallo è libero, però a volte rischia di smarrirsi  


L’ALFIERE 
L’alfiere è un pezzo brillante ma dal gioco limitato
Leggero, elegante, capace di colpire dalla lunga distanza o aggirare le difese: l’alfiere è un pezzo flessibile quasi come il cavallo, ma che ha imparato a valorizzare al massimo la sua competenza principale. Muovendosi in obliquo può operare solo su caselle bianche o nere, e questo a volte lo spinge su strade senza uscita e lo rende poco utile nelle fasi finali della partita. Un pezzo decisamente prezioso ma di cui bisogna valutare i limiti nel lungo periodo.
Essere alfiere significa presidiare il proprio campo di competenza con flessibilità e intelligenza, evitando l’impatto frontale con i problemi e privilegiando la qualità rispetto alla quantità. La capacità di muoversi con agilità all’interno delle dinamiche aziendali rende queste figure reattive e capaci di gestire il cambiamento, ma nel lungo periodo possono mancare di qualcosa per affrontare il passo decisivo: quando si arriva al dunque, possono vedersi superare da colleghi di maggiore “sostanza”.
L’alfiere ha tanta qualità ma nel momento decisivo può ritrovarsi disarmato

LA TORRE
La torre è un pezzo decisivo ma impacciato
La Torre è fatta per colpire o minacciare da lunghe distanze, quasi impossibile da contrastare in campo aperto. Muove solo frontalmente e necessita di grandi spazi, il che la rende poco utile e addirittura un bersaglio nella fase iniziale della partita. Le mancano l’agilità e l’astuzia dell’alfiere, di cui spesso cade vittima e suo “nemico naturale”.
Essere torre significa essere tra i migliori, a livello di competenze e rilevanza organizzativa, ma di non eccellere dal punto di vista strategico e della flessibilità. Significa vedersi superati da colleghi che partono da un livello più basso, tuttavia più reattivi al cambiamento e attrezzati a livello di competenze trasversali e self oriented. La torre custodisce buona parte del know how aziendale e può farlo valere nel momento decisivo, tuttavia questo non le garantisce una carriera ugualmente rapida e “scontata”.
La torre è consapevole della propria forza, però non accetta che il gioco premi altre qualità






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